Abbiamo capito di essere veramente pronti per iniziare le registrazioni di "Musica per robot" solo dopo aver trovato l'esatta posizione per ognuna delle duecento candeline comprate per l'occasione, potendo così ritrovarci a suonare "in pantofole", con le luci spente, come se dei microfoni stessero semplicemente spiando l'intimità della nostra sala prove.
Siamo stati, insomma, le cavie consenzienti e consapevoli di un esperimento di violazione della privacy che ci ha permesso di avere fra le mani la fotografia sfacciata, a tratti persino presuntuosa, di un ego ed una sensibilità comuni sviluppati in questi anni.
"Musica per robot" è per questo un fluire lento di sensazioni e suggestioni; uno scorrere naturale e spontaneo che può sembrare colto dalla spossatezza di un anemico, salvo poi sussultare di pura isteria nei momenti in cui le emozioni che lo dominano si fanno troppo intense e nevrotiche per poter essere solo sussurrate.
Un disco concepito, partorito e cresciuto nel modo più naturale e spontaneo possibile, a partire dalla fase compositiva dove tutto ciò che poteva risultare artificioso o sovrastrutturato è indietreggiato lentamente, senza sforzo, fino a scomparire, come in una selezione naturale in cui la spontaneità non ha mai smesso di essere il gene dominante.
Sono nate così dieci canzoni dalle sonorità compatte ed omogenee in cui confluiscono, si specchiano e si mettono a nudo le nostre sensazioni più intime e personali: smarrimento, fragilità, tanti nervi scoperti ma, perché no, anche quel leggero tocco di ironia.
Sensazioni figlie inevitabilmente della realtà che ci circonda, anche nei momenti in cui sembrano volersene totalmente svincolare, forse proprio per difendersi dalla troppa realtà.
In "Musica per robot" non c'è spazio per il pensiero fine a sé stesso: solo sensazioni che scorrono sotto pelle senza nessuna difesa, senza il filtro ipocrita della razionalità, senza la paura di mettere a nudo la nostra sensibilità.
Le canzoni
L'INSETTO
Fragilità; Senso di impotenza; La disarmante sensazione di essere in balia di forze infinitamente più grandi di noi. Il tutto accompagnato da un'atmosfera trasognata ed indolente ma anche da un ritmo ossessivo ed intrappolato che rispecchia l'impossibilità di muoversi in qualsiasi direzione.
I/O
Un soliloquio interiore poggiato sul brano dalla struttura più articolata; una raccolta di polaroid di pensieri come tante urla soffocate che trovano qui una naturale valvola di sfogo ; E' la canzone della psicosi e del fuori luogo: l'intimo desiderio di fuggire da una prigione di sguardi, pensieri, parole...
OCCHI DI VETRO
Si canta tanto di solitudine... qui cantiamo di chi vorrebbe stare solo ma non ci riesce. E' nata nell'istante in cui ognuno di noi ha trovato il proprio ruolo sonoro aprendo così la strada a tutte le altre canzoni del disco. La sorgente di questa rinnovata spontaneità.
MUSICA PER ROBOT
Decadente nel suono e nei temi; Lunare; Descrive un ipotetico futuro senza musica: uno scenario post-atomico in cui la musica è solo un decadente relitto del passato.
LUCY
Avete mai pensato come sarebbe osservare dall'esterno un essere umano senza averne mai visto uno prima? Un allucinato incontro con questa strana creatura immaginato in una canzone dai toni epici e la forma insolita e nevrotica.
MODERNA
Ore 7.45, autostrada alle porte di una grande città; Cielo coperto; Traffico intenso; Nulla di nuovo da segnalare: solo un altro giorno identico a tutti gli altri. L'attimo in cui ci si rende conto che forse la modernità è solo noia, alienazione ed impossibilità di comunicare.
PSICO-LOGO
Ritmo serrato, parole sconnesse, momenti di schizofrenia sonora: è il nostro pezzo più violento.
Quando crollano i confini fra follia e quotidianità, si scopre che anche l'infanzia ha in sé il germe dell'odio.
REQUIEM
"Danno il triste annuncio gli ultimi romantici"... A dispetto dell'apparenza, è una canzone estremamente ironica. Protagonista è la Musica, come in una risposta grottesca alla title-track: un corteo funebre con tanto di lacrime di coccodrillo. Riposi in pace.
L'ORA DEL TE'
"Voglio vivere in una città dove all'ora dell'aperitivo non vi siano spargimenti di sangue o di detersivo", cantava un vecchio poeta genovese...
Un brano psichedelico e delicato che parla di alienazione, di un'esistenza dissociata che trova in un rito così formale e futile come quello del tè l'unico contatto con la realtà, l'unico appuntamento irrinunciabile, il quotidiano Non-Compleanno.
L'APICE
Un timido raggio di sole che filtra fra la nebbia; Una goccia di serenità ritrovata proprio nella semplicità delle cose più vicine; Il volto quieto di una quotidianità non più opprimente ma consapevole.
E' una canzone nata da un'idea di suono, che gioca con la circolarità come in un eterno deja-vu. Ogni volta tutto è identico ma sembra nuovo: basta sapersi stupire.
La copertina
Abbiamo voluto mantenere la massima sobrietà anche all'interno del progetto grafico eliminando qualunque orpello superfluo e qualunque eccessiva ricerca.
L'immagine di copertina è un disegno realizzato da un nostro amico che ci ha subito conquistato per l'incredibile vicinanza ai temi e le atmosfere del disco; un robot dalle sembianze umane disegnato con un tratto semplice e delicato che sembra incarnare perfettamente le mille sfaccettature, i chiaroscuri e le sensazioni contrastanti che animano il disco: sensibilità ed alienazione; fragilità e freddezza; modernità e tradizione; realtà ed immaginazione; quotidianità e follia; interiorità ed esteriorità…